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PER FANTASIA E PER UTOPIA
Università e Missione: Don Tullio Contiero








di Massimo Lambertini
Foto: Don Contiero (a destra) con Padre Zanotelli - Nigrizia, Aprile 2003

40 anni di sacerdozio senza risparmio, in continuo movimento, per organizzare o tenere conferenze, confortare un malato, presentare un giovane di valore a una ONG o al Ministro degli Esteri, partecipare a un dibattito. Soprattutto viaggiando per l'Africa coi suoi ragazzi.

La missione di un cappellano di Università non comune.




«Vieni a trovarmi in Uganda?». «Verrò la prossima estate».

Così, per rincuorare un giovane medico in partenza per Gulu – «allora pensavo che l’Uganda fosse vicino alla Luna e non ero affatto convinto di raggiungerla» – ha inizio la lunga relazione di don Tullio Contiero con l’Africa. Nell’agosto dell’anno seguente è infatti sul lago Vittoria con alcuni laureandi in medicina. Visiteranno dispensari, lebbrosari e ospedali missionari. L’impatto con la povertà estrema, la malattia, la scarsità di medici e medicinali, è fortissimo.

Lui, cappellano dell’Università di Bologna, decide di portare un gruppo di studenti a incontrare quegli anziani missionari che tanto lo hanno impressionato. Due mondi certo molto distanti, ma vicini «per fantasia e utopia»: gli uni hanno da offrire la saggezza di una vita spesa per la missione, gli altri l’ardore della giovinezza. Il Concilio Vaticano II è recentissimo e l’anno a venire è il ’68: quello del primo “viaggio di don Contiero”.

Nel periodo precedente si era occupato di animazione sociale nelle borgate di Roma. Aveva stretto amicizie prestigiose, tra cui Aldo Moro, Benigno Zaccagnini e Giorgio La Pira. Lasciò la capitale per seguire a Bologna il cardinal Lercaro. Da questi fu ordinato sacerdote nel 1963.

Questi ragazzi restituiranno ciò che hanno ricevuto o l’Africa sarà stata, ancora una volta, sfruttata?

Gli inizi non sono facili per un prete che ami usare la provocazione per risvegliare le coscienze. I suoi principali riferimenti sono Primo Mazzolari, Lorenzo Milani, la Populorum Progressio. Si rivolge agli studenti per “sprovincializzare” un’università che, più che mirare all’universale, sembra suggerire un angusto traguardo di provincia culturale: “mestieruccio, mogliettina/maritino, macchinina”.

Contiero organizza nelle aule universitarie conferenze ed incontri. Vi parleranno, tra gli altri, Aldo Moro, un Bertinotti ancora sindacalista, i comboniani Kizito e Zanotelli, Rigoberta Menchu, Mohamed Yunus, oltre a volontari e missionari appena scampati da qualche guerra.

Se con queste conferenze il mondo penetra nell’università, con i viaggi di don Tullio gli universitari entrano nel mondo. Ogni anno, dopo alcuni incontri di formazione in luoghi simbolici – Barbiana, ad esempio, la parrochietta di don Milani – una trentina di giovani, motivati ma non necessariamente credenti, approda sul suolo africano. Una prima tappa al Cairo dove, grazie alla mediazione di studiosi, si incontra l’Islam, poi l’Egyptair sbarca tutti a Dar es Salaam. Visitata l’università, si procede nell’interno del paese di Nyerere. Viaggio di pura conoscenza, che chiede ai giovani soprattutto di aprire bene gli occhi e le orecchie e di avere sempre con sé penna e taccuino. Si visitano ospedali, scuole, missioni e progetti di sviluppo. Gli incontri con missionari ed esperti si susseguono a ritmo serrato. Vengono trattate non solo istruzione e sanità, ma anche spiritualità, storia, sociologia ed economia. Particolare ascolto è prestato ai relatori tanzaniani, anch'essi molto interessati a questa esperienza.

Dopo tre settimane e oltre mille chilometri, la comitiva si scioglie. I partecipanti, forniti di un buon numero di indirizzi, si muoveranno con i propri mezzi per raggiungere altre località della Tanzania o passeranno in Kenya, Uganda o Zambia. Insieme agli africani su qualche scassatissimo bus, tra la polvere e le buche della pista, i ragazzi apprenderanno molte cose.

Dar es Salaam. «Con i viaggi di don Tullio gli universitari entrano nel mondo». E si gira per la Tanzania «insieme agli africani su qualche scassatissimo bus» – Foto: A. Mamone su Nigrizia, Aprile 2003


“In viaggio” a casa

Ma è quando si torna a casa che inizia il viaggio vero, sulle rotte della responsabilità e dell'impegno. Per mettere il sapere (frutto di un privilegio) e i talenti al servizio degli ultimi, nel 'terzo mondo" della propria città come in quello geografico.

Spesso Contiero si è interrogato sull'utilità del viaggio. Questi ragazzi, queste ragazze, restituiranno ciò che hanno ricevuto o l'Africa sarà stata, ancora una volta, sfruttata? Cambierà testa un medico, un laureato, sapendo rimanere "umile volontario" invece di mirare ad una carriera superpagata? Molti abbandonano la partita, altri iniziano a far volontariato tra gli anziani soli, i senza dimora, gli immigrati, gli ammalati. E c'è sempre chi si mette ancor più in gioco. L'anno scorso, ad esempio, un medico è partito per la Tanzania e un biologo per l'Angola, mentre una ragazza, ultima di una lunga serie di vocazioni, ha iniziato l'iter di formazione tra le comboniane.

Poi ci sono gli altri, quelli che si sono persi di vista, talora dopo un aspro confronto sul mondo missionario. Dopo molti anni li scopri che sono ancora in giro per il mondo e hanno finalmente trovato, dopo una faticosa ricerca, lo spazio dove essere utili davvero. O capita di leggerne le opinioni, in qualità di medici esperti ed impegnati, sulle pagine di questa rivista. Per molti giovani poi, quel viaggio ha avuto il carattere di un'iniziazione; oggi insegnanti, o docenti universitari, cercano a loro volta di trasmettere agli studenti la passione sociale. Nel corso del tempo si è così creata una rete di relazioni che ha coinvolto nell'amore per l'Africa, o più semplicemente per il prossimo, persone molto diverse tra loro, dal giovane marxista al ricco industriale. Anche i membri dell'associazione fondata da don Tullio, il Centro Studi "G. Donati", rappresentano la stratificazione dei tanti viaggi universitari organizzati in 40 anni di sacerdozio.

Ogni Natale don Tullio è in Mali e in Burkina-Faso, a pregare sulla tomba di Thomas Sankara; in agosto in Africa orientale per il viaggio. Poi, unica parentesi di quiete, fisica e spirituale, il mese vissuto fra i monaci trappisti delle Frattocchie, per ricaricarsi e pensare al prossimo ciclo di conferenze. E riprendere quel ruolo di catalizzatore, quando non di vero e proprio detonatore, di quanto le persone si portano dentro e che, senza l'incontro (o lo scontro) con lui, forse sarebbe rimasto sopito.

In questi tempi di conflitto, la proposta dell'apertura, della conoscenza e del servizio assume un risalto ancora maggiore. In una lettera dall'ospedale missionario di Kalongo in Uganda, sottratto dagli abitanti alle distruzioni della guerra, il sacerdote scrive di una carta geografica cui una pallottola ha strappato un pezzo di costa dell'oceano Indiano, «ed è andata a conficcarsi nello scaffale di vecchi libri di medicina. Prego e vado a letto con la speranza che tutte le guerre vadano a mare prima dell'alba di domani mattina».

Massimo Lambertini
Nigrizia (Aprile 2003, pp. 56-57)