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Foto: Massimo Lambertini

CRONACA DAI SEGGI DELLA PACE
Congo



Momenti del voto del 30 luglio a Burhale (Walungu), Sud Kivu.        

di Massimo Lambertini
da Burhale (Walungu), Sud Kivu


Dopo l'ultima tirata con la ridotta, il nostro pick-up ci deposita sul cucuzzolo di Nzibira. Siamo in una sperduta località tra i monti Mitumba, nel Sud Kivu, che la Commissione Elettorale Indipendente (CEI) ci ha chiesto di aggiungere ai luoghi di osservazione previsti, perché molto esposta a possibili attacchi delgli interahamwe (i miliziani genocidari ruandesi). Ci sono infatti una pattuglia di soldati pachistani della Monuc, la missione delle Nazioni Unite in congo, e diversi militari dell'esercito congolese. Questi ultimi sono molto più vicino ai seggi elettorali, allestiti nella piccola scuola, di quanto dovuto, ma qui lo spazio è poco.

C'è molto affollamento, la gente sembra ansiosa di votare, le code sono però ordinate e silenziose. Il Capo del Centro di Voto, in giacca per l'occasione, ci saluta soddisfatto: i moduli dei verbali, unici elementi mancanti del materiale elettorale, sono finalmente arrivati. All'interno, dove il flusso degli elettori è abbastanza sostenuto, grazie anche al prodigarsi del personale, osservatori nazionali e rappresentanti di lista sono nei posti assegnati. Tutto regolare. Dopo una mezzora ci spostiamo in un seggio dove il problema degli analfabeti che chiedono supporto è particolarmente evidente. La loro gestione non era stata definita in modo chiaro nella legge elettorale, perciò i presidenti di seggio hanno deciso in autonomia. Così, più per risolvere un problema che per inficiare la segretezza, nella cabina a volte ci sono più persone. Una volta usciti - farlo all'interno poteva generare tensione nel personale - annotiamo tutto nei formulari del Paco, il progetto Onu di cui facciamo parte.
Serviranno al nostro Coordinamento per la stesura del Rapporto Finale, quello che sancirà il free and fair delle elezioni.

Foto: Massimo Lambertini

Lasciamo Nzibira per riprendere, per l'ultima volta, il giro dei luoghi di osservazione assegnatici. Sin dal nostro arrivo, abbiamo monitorato quotidianamente le forniture del materiale, la preparazione dei seggi, l'andamento della campagna elettorale e l'atmosfera generale in cui la gente si apprestava a votare. Uno degli scopi della nostra presenza era di scoraggiare intimidazioni o brogli, per cui si era cercata la massima visibilità. Gli abitanti di un villaggio ci avevano presentati, non appena arrivati, ad un capitano dell'esercito e al capo della polizia, responsabile di abusi. Episodi minori, se confrontati alle efferate violenze commesse, nel recente passato, dalle varie milizie. Questa rimane una zona ad alto rischio anche se la Monuc, con cui restiamo in contatto pur non garantendoci protezione, ci conferma che, per ora, gli interahamwe non hanno interesse ad uscire dalla fitta foresta che li nasconde.
I congolesi apprezzano la nostra presenza di osservatori indipendenti (ma ufficiali) non retribuiti che, in risposta all'invito della loro società civile, hanno speso di tasca propria per essere lì con loro per questo storico evento.
Siamo una delle 25 coppie dispiegate nella difficile regione del Kivu dalla missione organizzata da Beati i costruttori di pace che vede comuni cittadini, formati dai professionisti del progetto Eurosservatori , agire in un contesto di grande instabilità. Una missione appoggiata dal governo italiano, che ha fornito un aereo, e sostenuta da numerosi enti locali che hanno contribuito a finanziarla.

Torniamo a Burhale, dove avevamo seguito le operazioni di apertura, per seguire quelle di chiusura e di spoglio. Le lunghissime code che gli elettori avevano formato sin dalla la notte, si sono quasi esaurite. Subito ci chiedono un parere sul caso di un elettore che, regolarmente identificato, sarebbe uscito dal seggio senza votare. L'imprevisto ha bloccato tutte le attività. Ma possiamo solo consigliare di rivolgersi al livello superiore della Cei (il nostro ruolo ci impone di non interferire in alcun modo; ad esempio possiamo farci mostrare qualunque cosa ma non possiamo toccare nulla). Dobbiamo essere passivi, ne va della nostra imparzialità.

Quando lo spoglio ha inizio, il contenuto dell'urna delle presidenziali viene riversato su un tavolo di fortuna. L'assistente, con gesto preciso, mostra a tutti le schede annunciando la volontà degli elettori, ma molte, poiché contrassegnate in modo non conforme (tante quelle firmate), vengono annullate dal Presidente. Tutto avviene nella piu' assoluta correttezza e concordia e i casi incerti sono risolti con brevi scambi di opinioni che coinvolgono anche i rappresentanti di lista.
Alle 23.30 lo spoglio delle presidenziali è finito ma al momento al momento di compilare i verbali i conti non tornano. Si verifica per ore. Il personale, che non ha mangiato e che non dorme da due giorni, è sfinito, qualcuno ha ceduto al sonno. Quando finalmente il problema è risolto, si procede alla preparazione dei plichi da inviare al Centro di Collegamento. Alle 3 il Presidente agguanta l'urna bianca delle legislative e si ricomincia. Quando, stremati anche noi, raggiungiamo la parrocchia dove alloggiamo, non è ancora giorno. Il Congo ha votato.


30 luglio 2006
Massimo Lambertini
pubblicato in Amani n° 4 - Dicembre 2006


foto di Massimo Lambertini
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