Mueria, 9 giugno 2005
Carissimi,
sono in Mozambico dal 20 aprile. Ho passato una diecina di giorni a Maputo, poi mi sono fermato a Nampula, capitale della regione nord, dove sono stato prima e dove sono nuovamente destinato. Ho cercato di tornare nel paese entrando piano piano, cosciente che sono passati sedici anni e che tante cose sono cambiate. Ero partito da un paese in guerra e ritorno in un paese che ha ritrovato la pace e si è aperto al pluri-partitismo. Si è aperto anche ad un nuovo clima di libertà: c'è una nuova Costituzione e si sta rifacendo tutto il bagaglio legislativo. Ma un paese, anche, che si è aperto al libero mercato e quindi al liberismo economico che favorisce i forti. Infatti nel paese c'è una nuova classe di arricchiti in fretta che ostentano lusso e potere. C'è una nuova dilagante corruzione.
Nelle città si trova quasi tutto. Ma quando si penetra nel cuore del mondo rurale si incontra un livello di vita ancora molto povero. La vita della gente è ancora al livello di tanti anni fa, anzi si sentono ancora gli effetti delle distruzioni della guerra. La maggioranza del paese non è sufficientemente alimentata. Per di più quest'anno le piogge sono state scarse e i raccolti ne hanno sofferto, per cui il governo sta chiedendo aiuti per alimentare più di un milione di persone più direttamente toccate dalla siccità.
Il settore sanità è molto carente, ovunque, ma soprattutto nella campagna. A Maputo mi dicevano che la media della vita si sta abbassando ai 35 anni. Nel paese si parla di oltre due milioni di infettati da AIDS. Insomma tutti i grandi problemi di un paese che (come si dice ora) tenta di uscire dalla "povertà assoluta", ma dalla quale solo pochi sono usciti e le maggioranza rimane sotto. Il paese praticamente vive sugli aiuti esterni e la produzione interna è molto bassa. In questi giorni poi c'è stato anche il vertiginoso aumento di tutti i combustibili; aumento del 19 per cento, cosa che scombussola tutti i prezzi e ne risentono soprattutto i poveri.
A livello di Chiesa: l'arcidiocesi di Nampula ha una quarantina di sacerdoti diocesani locali; quando sono partito ne aveva due. La diocesi di Nacala (dove sono destinato) ne ha dodici: quando sono partito non esisteva neanche la diocesi e dalla zona non c'era nessun sacerdote locale. Sono nuove realtà molto belle, segno di una Chiesa che cresce. L'impressione positiva è che la Chiesa gode di credibilità nel paese. Ma la Chiesa è davanti ad una sfida epocale che le viene soprattutto dal mondo giovanile: la Chiesa deve dare risposte, luce, ai grandi problemi della difficile esistenza di queste generazioni.
La mia missione di MUERIA, una delle prime fondate dai Comboniani nel 1948, dovrebbe essere consegnata ai diocesani fra tre anni. Nella vicina missione di Namahaca (alla quale diamo un minimo di assistenza) si attendono i Fidei donum di Verona. Ci sono 80 comunità che continuano a chiedere il sacerdote. A Mueria le comunità sono 50. A Mueria c'è anche un centro catechistico a servizio della zona pastorale (in diocesi sono tre). Mueria condivide, almeno un po' la realtà della gente. Siamo in una zona molto povera di acqua, con una agricoltura stentata. Anche la missione soffre per la endemica scarsità di acqua che condivide con i 700 alunni della scuola (dei quali 120 interni), con gli ammalati dell'ospedale e i frequentatori dei corsi nel centro catechetico. Non c'è neanche l'elettricità: qualche pannello solare rompe le tenebre della notte, ma non permette di accendere troppe lampadine. Lasciamo perdere i computer e non parliamo di internet. Mi sono comprato una delle classiche lampade a petrolio per poter tranquillamente leggere qualcosa alla sera. In missione siamo tre confratelli. C'e una laica portoghese come insegnante nelle elementari. Le Suore non ci sono più perché hanno lasciato alcuni anni or sono. Speriamo vengano le Piccole Sorelle del P. Piacentini, che ho accompagnato in visita nel mese di maggio.
Spero facciate qualche preghiera anche per me e per MUERIA. Io sto bene. Il clima in questo tempo è gradevole. Siamo in zone di molta malaria, ma speriamo di prenderla più tardi possibile.
Saluti carissimi,
P. Franco Antonini