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Stefano e Zenebech CENERINI Aprile-Luglio 2002

Stefano Cenerini si e' laureato in medicina presso l'universita' di Bologna. Da alcuni anni esercita la sua professione di medico in Zimbabwe dove vive con la sua famiglia.
E' stato ospite del Centro Studi G.Donati marted́ 8 ottobre 2002.

IN MISSIONE CON NOI
Stefano e Zenebech Cenerini
Matibi Mission Hospital, p. bag 9262
Masvingo, Zimbabwe.



cari amici,
dopo un certo silenzio, riprendiamo le nostre consuete lettere.
Come molti di voi sapranno, lo scorso marzo in Zimbabwe ci sono state le elezioni presidenziali, le prime elezioni con un reale candidato dell'opposizione alla presidenza della repubblica.
Non essendoci da queste parti la democrazia, il solo fatto di una persona che si candidi, non tanto a diventare presidente, quanto a sfidare apertamente chi detiene ininterrottamente le leve del potere dal 1980 (e con poteri ampissimi, totalmente inimmaginabili in Europa), costituisce una vera novita' per il paese. Nelle citta' l'opposizione e' fortissima: infatti la gravissima crisi economica che dal '99 sta massacrando il paese, ha creato piu' poverta' nelle zone urbane che in quelle rurali. Pertanto, la nascita di un movimento di opposizione ha suscitato nelle citta' un grande interesse e in breve tempo voti plebiscitari alle elezioni per il sindaco. Invece e' stato praticamente impossibile per l'opposizione tenere una vera campagna elettorale nelle zone rurali: dato che queste aree sono state le roccheforti della guerriglia contro il regime rhodesiano negli anni '60-'70 e poi le grandi sostenitrici del "liberatore" (cioe' l'attuale presidente), i veterani di guerra e tanti altri non tollerano nemmeno che qualcuno ventili la possibilita' di un altro partito o di un altro presidente. L'opposizione non ha potuto fare altro che la cosiddetta "campagna del sussurro", cioe' spiegare i programmi del partito solamente con il passaparola, essendo non praticabile la via dei comizi pubblici. Per cui siamo arrivati a ridosso delle elezioni con una situazione simile a quella delle elezioni parlamentari del 2000, cioe' con le campagne arroccate su posizioni ultratradizionaliste, mentre in citta' era vivissimo il desiderio di cambiamento. Ovviamente il governo-regime non ha esitato in nessun caso a giocare tiri mancini pur di avere ampi margini di sicurezza di vittoria. In tal senso vanno viste alcune sporche manovre legislative effettuate in campagna elettorale, come escludere dal voto i possessori di doppia cittadinanza (cioe' i discendenti dei coloni britannici), ridurre drasticamente il numero dei seggi elettorali nelle citta' (cioe' creare notevoli ostacoli ai presunti votanti per l'opposizione), escludere dal voto gli zimbabwiani residenti all'estero (cioe' molti dissidenti del regime), introdurre nuove rigorose norme di polizia per tenere i comizi (cioe' ostacolare la divulgazione delle idee dell'opposizione), espellere dal paese la delegazione degli osservatori dell'Unione Europea, introdurre a quattro giorni dal voto un nuovo regolamento di scrutinio dei voti, raddoppiare lo stipendio delle forze armate nella settimana precedente le elezioni, ed altre ancora.
Le intimidazioni e la violenza della frangia estremista dei sostenitori del presidente hanno creato un clima di notevole incertezza, cosicche' molti nelle campagne per evitare di essere etichettati come oppositori, hanno deciso di non votare. Nelle citta' code chilometriche ai seggi hanno impedito a tutti coloro che desideravano votare, di farlo realmente. Lo scrutinio, quindi, ha mostrato che il presidente ha vinto con 1.600.000 voti, contro 1.200.000 del candidato dell'opposizione. Tuttavia con cinque milioni di iscritti nelle liste elettorali, oltre il 40% degli aventi diritto non ha potuto o voluto votare. Che vittoria, eh!
Del resto bisogna riconoscere la grande esperienza in politica del partito del presidente, e quindi la relativa abilita' truffaldina ad aggirare tutti i possibili ostacoli. In sostanza l'opposizione (e noi con loro) ha pensato di poter vincere con la maggioranza dei voti, mentre contro consumati dittatori africani ci vuole ben altro. E gli osservatori internazionali? Cacciati gli europei, quelli dei paesi vicini, e cioe' Sudafrica e Namibia, hanno approvato i risultati elettorali, dichiarandoli legittimi anche se le elezioni non sono state libere. E' evidente che i presidenti di questi due paesi, che per moltissimi anni hanno lottato contro regimi razzisti, come qui in Rhodesia-Zimbabwe, non possono non essere collusi politicamente l'uno con l'altro. Le chiese da parte loro si sono prodigate moltissimo perche' la campagna elettorale fosse pacifica, ma non hanno apertamente denunciato le malefatte del regime. Forse la paura di "sposare" la causa dell'opposizione (con tutti i pericoli connessi con lo stare da una parte piuttosto che in mezzo) o di essere chiamate oppositrici del governo (e quindi diventarne nemici ufficiali), ha fatto si che non fossero rilasciate forti dichiarazioni politiche.
In conclusione, chi doveva vincere ha vinto. Si e' sperato che fosse giunto il momento del cambio anche in Zimbabwe; rileggendo tuttavia accuratamente la storia dell'Africa post-coloniale, ci si accorge che i tempi per cacciare i dittatori locali sono molto piu' lunghi degli omologhi europei. A tale riguardo ci piace citare quanto detto in campagna elettorale da due medici cubani che lavorano a Masvingo. Alla domanda se c'erano possibilita' di vittoria per l'opposizione, hanno risposto con una lunga risata, aggiungendo poi che a questi presidenti basta "la propaganda dei mass media, un braccio violento di alcune centinaia di sostenitori ben addestrati e il venti per cento dei consensi elettorali".
E il gioco e' fatto.

Cari saluti
Stefano e Zenebech

P.S.: io e Gionata verremo in ferie in Italia dal 17 settembre al 16 ottobre e cercheremo di fare del nostro meglio per vedere tutti coloro che desiderano incontrarci.

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Centro Studi "G.Donati" - Bologna
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