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Don Tullio Contiero Luglio 1974


Relazione tra mondo universitario e Africa

Caro medico,
Il 2 Agosto con una cinquantina di neo-laureati, universitari e professori, ritornerò per la sesta volta in Tanzania, Zambia, Kenya, Uganda e Ciad.
Scopo del viaggio è anche quest'anno quello di creare contratti di lavoro e contatti tra i nostri studenti, le università africane, gli ospedali missionari, i luoghi sanitari sparsi per i villaggi ed alcuni lebbrosari della savana.
In questi luoghi incontreremo pure i diversi laureati che, avendo partecipato ai viaggi precedenti, si sono fermati contraendo rapporti di lavoro con le missioni. Le Encicliche Sociali POPULORUM PROGRESSIO e PACEM IN TERRIS, costituiranno i testi di studio nei diversi dibattiti con studenti e professori della università di Dar es Salaam e nei dialoghi con Vescovi, missionari, politici ed economisti che incontreremo un po' ovunque.
Infatti nelle tavole rotonde svolte nelle nostre aule universitarie l'iniziativa si è presentata come una Relazione tra mondo universitario e Africa.
Il viaggio di quest'anno si presenta complesso ed impegnativo più del solito. Costituisce una comunione ed uno stimolo per la nostra educazione politica e religiosa, secondo i segni dei tempi, tanto individuati dal Concilio Vaticano II, quanto dall'universale contestazione di questi anni.
Muoversi verso la terra promessa, come Abramo, per conoscere le nuove frontiere (OGNI UOMO E' MIO FRATELLO): queste sono le motivazioni di fondo di questa impresa.
Oltre che da molte critiche spero di essere accompagnato dalla preghiera di anime generose.
In questi giorni sto cercando medici, medicine e denaro per non presentarmi a mani vuote in luoghi di fame e miseria. Conosco amici Vescovi e missionari che vivono sotto le tende nel deserto, dove il secco, la fame e la mancanza di assistenza sanitaria aggravano il vivere delle loro cristianità.
"Ebbi fame e mi deste da mangiare". "Curate gli infermi...". Non mi vergogno quindi di stendere la mano al Tuo animo a nome di tanti sfortunati.
Dopo anni di contestazione, rinnovare l'invito alla tradizionale elemosina sembrerebbe chiusura alle profetiche visioni dei giovani sulla uguaglianza delle classi sociali. Le cose son ben diverse. Nella Messa, riflettendo su brani di lettere di Paolo rivolte alle comunità cristiane disseminate tra i richhi e le suburre degli schiavi del suo vasto mondo, ho notato che l'elemosina fra le chiese doveva realizzare un equilibrio di parità e annullare i dislivelli sociali tra "chi troppo possedeva" e "chi menava una squallida esistenza da schiavo".
L'intento della richiesta vuole essere innanzi tutto una riflessione di coscienza. Ormai anche la maggioranza di noi preti ritiene la proprietà un furto: il denaro in sovrappiù nelle banche e nelle nostre tasche è veramente soltanto il frutto della nostra genialità? Perchè il divario tra paesi ricchi ed il Terzo Mondo? Perchè la secolare battaglia tra sfruttati e sfruttatori? Può il cristiano sentirsi tranquillo nel suo benessere?
Comunque, per la dottrina di S.Paolo in proposito, il credente deve accontentarsi "di che mangiare e di che vestire"...
Grato se vorrai passare parola agli amici, specialmente ai laureandi di medicina, agraria, veterinaria, ingegneria e agli assistenti e professori universitari.

don Tullio Contiero

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